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La Voce pagina 4

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I grandi maestri



Dal canto decimosesto dell’inferno

Il comando ovvero del rapporto con la collettività

Il poeta, dopo aver, nel canto precedente, delineato il rapporto con il singolo, evidenziando quello

educativo del maestro, si cimenta, da par suo, in questo più complesso, più intrigante, che esita nel

comando.

Il rapporto con la collettività è più difficile, più disturbato, tant’è che, allo sfondo della pioggia di

fuoco, si aggiungono l’acqua ed il suo rimbombo, elementi essenziali a creare di confusione e di

necessaria fretta un’atmosfera, che, se innaturale per il cittadino, sembra consona al politico:

“Già era in loco onde s’udia ‘l rimbombo

dell’acqua che cadea nell’altro giro,

simile a quel che l’arnie fanno rombo,

……………………………………..

sotto la pioggia dell’aspro martiro.”

Colpisce in primis il comportamento di Virgilio, il dottore, che prima “s’attese” e dopo “Aspetta:

a costor si vuol essere cortese”, con l’invito all’ossequioso rispetto verso i detentori del potere,

perché degni di particolare riguardo sono gli uomini valenti nel comando sia in pace che in guerra.

A differenza dell’impulso verso Brunetto Latino “ I’ non osava scender della strada per andar

par di lui”, la ragione consiglia con velato rimprovero “i’ dicerei che meglio stesse a te che a lor la

fretta”.

La modalità di rapportarsi, con opportuna fretta per chi si rivolge al potere, si caratterizza per il

politico come dote innata non solo di sicurezza e rapidità decisionali, ma addirittura di veloce

intuizione Sostati tu ch’all’abito ne sembri

essere alcun di nostra terra prava”.

Stupenda la similitudine dei lottatori, perché il politico è un lottatore:

migliora i punti di difesa “nudi e unti,” non dando appiglio al nemico con la nudità e negandogli la

possibilità di presa con l’unzione;

non ti concede le spalle “ il visaggio drizzava a me”, per cui è difficile sorprenderlo;

è sempre pronto ad afferrare la fortuna e la convenienza “avvisando lor presa e lor vantaggio”;

sta’ sicuro che, prima di venire all’attacco, ha studiato l’avversario con rispetto;

il tutto e sempre, senza un attimo di tregua “continuo viaggio”.

Questo è l’habitus di chi si dedica all’arte del comando:

“qual sogliono i campion far nudi e unti,

avvisando lor presa e lor vantaggio,

prima che sien tra lor battuti e punti;

e sì rotando, ciascuno il visaggio

drizzava a me, sì che ‘ntra loro il collo

faceva e i piè continuo viaggio.”

Poi l’invito a non lasciarsi fuorviare dalle apparenze, dal contesto “miseria d’esto loco sollo” e

dal particolare, “tinto aspetto e brollo”, ma di attenersi ai fatti: “la fama nostra”; “in sua vita fece

col senno assai e con la spada”; “la cui voce nel mondo su dovria esser gradita”, perché il politico

è pragmatico, si attiene ai fatti, quelli d’ interesse pubblico.

Come non rapportare il

“S’i’ fossi stato dal foco coperto,

gittato mi sarei tra lor di sotto,

e credo che ‘l dottor l’avria sofferto;

ma perch’io mi sarei bruciato e cotto,

vinse paura la mia buona voglia

che di loro abbracciar mi facea ghiotto

al

“Se fosse tutto pieno il mio dimando

….voi non sareste ancora

dell’umana natura posto in bando;

ché ‘n la mente m’è fitta, e or m’accora,

la cara e buona immagine paterna

di voi quando nel mondo ad ora ad ora

m’insegnavate come l’uom s’etterna”

del canto precedente?

Quanta diversa intensità partecipativa differenzia i rapporti tra le due entità messe a confronto!

Ma qui c’è il Dante “bruciato e cotto” dall’esperienza politica, passione che ancora intera palpita

a tal punto che ”gittato mi sarei tra loro di sotto,

…………………………………..

che di loro abbracciar mi facea ghiotto”.

C’è una distanza incolmabile tra le esperienze, giovanile ed adulta… quella come di un ricordo

che accora e questa viva, perché attuale, sofferta, ancorché innaturale.

Se il desiderio di sapere dove sono quei “ch’a ben far puoser gli ingegni”sembra soddisfarsi, la

confusione aumenta sempre più nel lettore insieme con l’incredula perplessità, perché veramente si

tratta di persone eccezionali, non solo per qualità civili, per virtù morali anche.

“la fama nostra il tuo animo pieghi”;

“Questi…………………………….

fu di grado maggior che tu non credi:

…………………………, ed in sua vita

fece col senno assai e con la spada”;

“……………………………la cui voce

nel mondo su dovria esser gradita”

e soprattutto

cortesia e valor dì se dimora

nella nostra città sì come sole”.

Ma come è possibile il paradosso che gente simile sia posta nell’inferno tra i peccatori contro

natura?

E la risposta vien gridata “con la faccia levata” e suona condanna eterna di sì orrevole operare:

La gente nova e’ subiti guadagni

orgoglio e dismisura han generata,

Fiorenza, in te sì che tu già ten piagni.”

Quanta rispettosa delicatezza nel personificare i governanti nella città governata, accomunati nel

pianto questa e nel dolore delle piaghe quelli!

Han generata vorrebbe significare che i genitori dei corrotti costumi fiorentini sono stati proprio

loro con il loro comportamento politico?

C’è qualcosa di sbagliato nella gestione del comando, di quella che si condanna come peccato

contro natura, perché è innaturale all’umana convivenza la forma di governo che per Dante non è

accettabile, pur in presenza di tanti valenti, onesti, capaci cittadini… che alla fine

guardar l’un l’altro com’al ver si guata”.

Non entro nel merito, ma la fugacità delle fazioni politiche e la rapidità del loro prodursi, del loro

cangiante trasformismo e del loro modo di alternarsi al comando, contribuiscono a giustificare la

condanna del sistema o meglio dei genitori del sistema come peccatori contro natura.

Un cenno al ruolo della donna-moglie da parte di Iacopo Rusticucci con :

“……………………… e certo

la fiera moglie più ch’altro mi noce”.

Il richiamo alla fierezza della parte complementare (moglie-opposizione) evidenzia, ancor di più

e meglio dell’analoga scomparsa del binomio cortesia-valore, da un lato che la misoginia politica è

miopia politica, con una sorprendente anticipazione ad una precorritrice parità tra uomo e donna, e

dall’altro la necessaria convivenza con la controparte, nel superamento degli innaturali confini di

una politica limitata ad personam et pro domo sua.

 

24 giugno 2011 Giovanni Morra

 

 

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